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DEGRADAZIONE: TECNICHE DI INVECCHIAMENTO E ANALISI
I fenomeni di degradazione sono numerosissimi e coinvolgono un
numero di variabili spesso molto più grande di quello che
possiamo immaginare.
Lo studio di questi fenomeni coinvolge tutta l'analisi dei
materiali.
Per questo, prima di intraprendere uno studio serio sulla
degradazione è indispendabile farsi un'idea di quello che
è lo "stato dell'arte" dell'argomento specifico consultando la
letteratura relativa.
Ricordiamo che non sempre si vuole evitare una 'degradazione':
ad esempio nel caso della biocompatibilità la degradazione è
un fenomeno voluto e che deve essere controllato.
Degradazione termica in atmosfera inerte
In molti casi, soprattutto durante la lavorazione dei polimeri
in macchine chiuse (es. estrusori), gli eventuali fenomeni
di degradazione sono di tipo puramente termico; il modo
di studarli più direttamente è quindi effettuare prove in
assenza di ossigeno.
Strumentazione
Ci basta una buona stufa da vuoto ed eventualmente un po'
di azoto.
Misura
Centratevi sulle temperature di interesse e lavorateci intorno.
Ad esempio se processate a 230 °C, fate prove a 210°C, 230°C,
250 °C e 270 °C.
Per i tempi di degradazione vale lo stesso discorso.
L'analisi di ciò che succede va fatta con le tecniche appropriate,
spesso le prove meccaniche e l'infrarosso, oltre all'analisi
visiva, sono buoni strumenti.
Degradazione termica in aria-ossigeno
Dopo aver capito cosa succede in assenza di ossigen, provate a
degradare in aria/ossigeno.
Le regole sono le stesse di prima, ma vi accorgerete delle
differenze.
Degradazione termica in ambienti particolari
Se i vostri materiali verranno a contatto, durante la
trasformazione o l'uso, con sostazne particolare (ad esempio
pensate ai cavi che trasportano la benzina nella macchina),
le vostre prove dovranno tenerne conto e dovrete adottare
particolari accorgimenti per le vostre prove di invecchiamento.
Strumentazione
In questo caso deve essere specifica e va studiata di volta
in volta.
Esistono però alcune normative di riferimento da prendere
come base.
Prove tecnologiche specifiche di degradazione
Se volete verificare cosa succede al vostro materiale se rimane
un po' troppo nei forni di essicamento o nell'estrusore o nella
pressa, etc., provate.
Tuttavia, a causa dell'elevato numero di variabili, queste
prove devono essere accompagnate ad un'analisi più seria e
fondamentale.
I risultati vanno quindi presi con le pinze.
Test accelerati: luce e intemperie, invecchiamento naturale
Passiamo ora all'esposizione all'esterno.
Tali prove servono a comparare il comprtamento di diversi materiali
SOLO se questi sono esposti tutti insieme, nello steso posto e nello
stesso momento.
Diffidate di confronti fatti in luoghi diversi e in tempi diversi.
Strumentazione
Sembra banale, ma saper preparare ed esporre correttamente dei
provini per invecchiamento naturale non è così semplice e richiede
una notevole attenzione e cura.
RICORDATEVI che basta una piccola scorrettezza per buttare
all'aria invecchiamenti che durano anche anni.
Misure
A volte non si fa' altro che osservare i campioni nel tempo.
A volte invece sono necessarie prove chimiche o meccaniche sui
campioni degradati.
Preferite sempre le prove non distruttive.
Test accelerati: Xenotest
Veniamo ora ai test 'accelerati'.
Tutti dicono che non riproducono l'esterno. E' vero.
Però anche l'esterno non è mai riproducibile!
Quindi non scartatele per questo motivo.
Rispetto all'esterno hanno il vantaggio, oltre che della
maggiore velocità, che, osservando la MASSIMA CURA nella
strumentazione, potete azzardarvi a fare anche paragoni tra
campioni esposti in macchine diverse e in tempi diversi.
Preferite comunque confronti tra campioni esposti insieme.
Strumentazione
Gli Xenotest hanno preso piede, poichè la loro emissione spettrale
dovrebbe essere la più simile a quella del sole.
Per avere prove affidabili dovrete controllare e mantenere la
strumentazione in perfetta efficienza.
Non lesinate sui ricambi e sul controllo della strumentazione.
Una buona strumentazione costa (anche oltre 100000 euro), e richiede
un costo di manutenzione elevato, sia come utenze che come
ricambi.
Misure
Anche qui il controllo è spesso visivo.
Ovviamente potete usare tutte le tecniche analitiche che volete
per analizzare le cinetiche di degradazione, ma preferite i
controlli non distruttivi.
Test accelerati: UV-test
Strumentazione
Esistono lampade diverse da quelle allo Xenon.
Le lampade UV (UV-a o UV-b) emettono parecchia energia nella
zona più degradante della radiazione solare e per questo
accelerano notevolemente la degradazione.
Non sempre riproducono fedelmente ciò che può avvenire all'esterno,
ma, se usate per comparare diversi materiali, possono fornire
le indicazioni volute.
Oltretutto costano relativamente poco e la manutenzione richiesta
è minima.
Misure
Stessi discorsi come per le altre esposizioni.
Controllate sempre il tipo di lampade, prima di fare paragoni.
Preferite un monitoraggio continuo dell'irraggiamento.
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